Che fine faranno i blogger

Continua in rete il dibattito sollevato dalle parole di Steve Jobs sui blogger ("Non voglio vivere in una nazione di blogger") e sul futuro dei giornali ("Credo che la gente vorrà contenuti a pagamento"). Dopo due articoli apparsi sul Foglio (questo e questo) i blogger italiani si sono scatenati, mantenedo viva e interessante la discussione. Alcuni ne hanno già parlato sul Foglio.it, poi è stata la volta di Luca Sofri e Daniele Bellasio. Il Foglio.it ha quindi raccontato "l'agenda" dei social media. Oggi è il turno di tre blogger che dicono la loro.
16 AGO 20
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Non mi stupiscono le sue parole - di Fabio Chiusi, autore di ilnichilista
http://ilnichilista.wordpress.com/Steve Jobs non vuole “vivere in una nazione di blogger”. Meglio un mondo dove a fare informazione sono giornalisti professionisti remunerati anche dal denaro di utenti ben disposti, tutto sommato, all'acquisto. E dove, possibilmente, ciò avviene grazie al tablet della “rivoluzione”, l'iPad. Che pornografia o meno, Flash o meno, ha nel frattempo venduto due milioni di unità in due mesi – una ogni tre secondi. Frasi, quelle di Jobs, che dovrebbero stupire? Non credo. Prima di tutto perché ha senso desiderare di non vivere in un mondo fatto di soli blogger. Come scrivono Bardazzi e Gaggi nel recente L'Ultima Notizia, senza il “plancton” prodotto dalle grandi testate l'intero ecosistema dell'informazione collasserebbe. Non mi sembra Jobs si sia spinto fino a sostenere che “fare il blogger” (ma che significa, poi?) sia un male in sé: questo di certo avrebbe stupito. In secondo luogo non trovo affatto strano che un imprenditore dipinga un mondo dei desideri che risponde perfettamente ai suoi interessi. Perché di questo si tratta. Jobs ha compreso – l'abbiamo compreso tutti, del resto – che l'editoria è alla disperata ricerca di un "Salvatore", e non ha fatto altro che rivestire la sua ultima creazione dei tratti “messianici” che le folle adoranti (compresi gli editori disperati) hanno implorato creasse. I giornali hanno subito abboccato (vedere la pubblicità di Repubblica, ad esempio, per credere), sperando sia la volta buona. E cercando di lasciare sullo sfondo che a salvare l'editoria non sarà l'iPad di per sé, ma che semmai sarà l'uso che ne faremo a poter contribuire a salvarla. Serviranno contenuti adeguati alla fame di consumo (e dunque di spesa) delle orde di potenziali lettori. Chi sarà più bravo a produrli? Il giornalismo “tradizionale” o i blogger? Staremo a vedere. Jobs sa che inimicarsi i primi vorrebbe dire tradire alcuni potenti “fedeli” (gli editori). E così preferisce far discutere i secondi, che nel frattempo si dividono aumentando benedizioni e – si è visto in questa polemica – bestemmie. Decretando, con tutto quel salmodiare, che la tattica ha funzionato. Per Jobs, naturalmente. Per il giornalismo si vedrà.
Che tristezza quella frase di Jobs - di Wil Nonleggerlo, autore di nonleggerlo
http://nonleggerlo.blogspot.com/“I giornali sono il futuro”, ha detto Steve Jobs. Sono d'accordo. E dirò di più, spero che sia così, da blogger che ama profondamente il mondo della rete, non saprei rinunciare alla carta stampata. L'edicola al mattino, il profumo della carta, la rassegna stampa, il ritaglio. E poi il nostro lavoro sul web è ancora massicciamente legato a quello del giornalismo tradizionale, che si rimandi un lettore ad un approfondimento del Sole 24 Ore, o che si faccia uno scoop confutando un pezzo del Giornale, per ora da lì non si scappa. Naturalmente le motivazioni che hanno spinto il leader Apple ad utilizzare quelle parole sono leggermente diverse dalle mie, ma non importa, va bene così. Abbiamo bisogno di giornalisti professionisti, pagati perchè facciano bene il loro lavoro, non scherziamo. Detto questo non credo che sarà così semplice convincere i lettori a pagare per le news di Corriere.it, ad esempio, anni e anni di “Free” non si cancellano con una dichiarazione, il lettore va accattivato con nuovi tipi di contenuti, nuove proposte editorial-digitali, ma parallele e non sostitutive del classico sito di news. Che rimarrà gratuito. Ma i blogger? Beh, quel “Guai a discendere in una nazione di bloggers” sguainato da Jobs è stato davvero triste, anzi, pessimo. Primo, perchè manca di rispetto al fondamentale lavoro di migliaia di blogger sparsi in tutto il mondo che ogni giorno si fanno un mazzo tanto per scoprire e raccontare, al servizio dell'informazione e quindi del cittadino, spessissimo senza prendere nemmeno una lira. Secondo, perchè dice qualcosa di ovvio: la ricchezza sta nella diversità, nell'integrazione di contenuti diversi proveniente da media diversi, il futuro è una nazione di giornalisti, free lance, scrittori, blogger, casalinghe che tra una parmigiana e l'altra sfornano su Twitter le difficoltà della nuova legge finanziaria, con l'iPad sulla tavola della cucina ed un vecchio libro sgualcito di Marx sul comodino.
Wil Nonleggerlo - Blogger
Passa la palla, Steve - di Giovanni Fontana, autore di distantisaluti
http://www.distantisaluti.com/C'è un sacco di gente che gioca a calcetto, di domenica sera. Qualcuno anche di mercoledì. Si diverte un sacco, e non pretende di essere pagata. Lo fa perché si svaga, perché così si conoscono tante belle persone, e anche perché confrontarsi sul campo è sano e utile. Poi, certo, ci sono quelli che giocano male, o che finiscono a insultarsi per un rigore non dato: ma io quelle partite non le vado a vedere, e sarebbe sciocco dare la colpa al calcetto se qualcuno gioca nel modo sbagliato. In fondo gioca chi vuole, e chi non vuole si dedica ad altro. Infine ci sono i calciatori che vengono pagati, perché sono più bravi degli altri – o almeno così dovrebbe essere – e quindi quello è il loro mestiere. Perciò io non capisco perché Steve Jobs non voglia vivere in una nazione di giocatori di calcetto. Ma mi sa che quel ragazzo abbia saltato lo squalo da un po': almeno da quando – con l'interdizione del porno su iPad – ha smesso di indovinare cosa poteva piacere ai suoi clienti, e ha iniziato a stabilire cosa doveva piacere loro. Di più: secondo me questa volta non l'ha neppure azzeccata. Se ne sono provate tante, principalmente tre: articoli a pagamento, donazioni degli utenti, e pubblicità. Jobs – con iPad – sta puntando sulla prima, quella che ha funzionato di meno: "la gente è disposta a pagare". Bisognerebbe inventarsene una quarta e una quinta, ma nel frattempo – se dovessi puntarci un dollaro – io scommetterei sulle altre due. Insomma, passa la palla, Steve.